Inflazione, valori nominali e reali, rendimenti

Spesso sentiamo parlare di inflazione e quindi è probabile che sappiamo di cosa si tratti: l’inflazione è l’aumento del livello dei prezzi che causa perdita di potere di acquisto.

Facciamo un esempio: se un kg di carne costa 30 euro ed il nostro stipendio mensile è di 1.200 euro significa che possiamo comprare ogni mese 40 kg di carne (1.200/30); ora, se il prezzo della carne aumentasse in un anno del 10% (quindi ci fosse un’inflazione del 10%) e passasse a 33 euro/kg con il medesimo stipendio potremmo comprarne soltanto poco meno di 36,4 kg (1.200/33) quindi il potere di acquisto del nostro stipendio sarebbe diminuito.

Dal punto di vista tecnico, l’inflazione viene misurata con l’Indice dei Prezzi al Consumo (IPC) che è calcolato ogni mese dall’ISTAT sulla base di un paniere di beni rappresentativo dei consumi dell’intera collettività, ma oggi non parliamo di questo, dedicherò presto un articolo a questo argomento…

Quello che è interessante notare dall’esempio è la differenza tra il nostro stipendio tra il primo anno ed il secondo, quale differenza? direte voi visto che lo stipendio è rimasto sempre di 1.200 euro, ed infatti dal punto di vista del valore nominale lo stipendio non è cambiato, ma è cambiato dal punto di vista del valore reale perché con gli stessi soldi compriamo meno beni. In pratica, per passare dal valore nominale al valore reale andiamo a capire come si è mosso il valore nominale dello stipendio e contemporaneamente come si è mosso l’indice dei prezzi.

Si intuisce facilmente che se la crescita nominale degli stipendi é inferiore al tasso di inflazione finiremmo per stare peggio; nel nostro esempio, anche se il nostro stipendio crescesse del 5% e passasse a 1.260 euro nel secondo anno potremmo comunque comprare solo 38,2 kg di carne quindi saremmo diventati più poveri.

Sembra una cosa banale, ma non lo è… Alzi la mano chi non ha mai sentito dire: “bei tempi, una volta i BOT rendevano il 20% oggi non rendono nulla”. Al di là dell’anomalia attuale in cui addirittura i tassi nominali di interesse sui BOT sono negativi(!!!), ma siamo sicuri che agli inizi degli anni ’80 le cose andassero meglio? proviamo a vedere: nel 1980 i BOT rendevano nominalmente il 20% circa quindi se avessimo investito ad inizio anno 1000 lire (al tempo c’erano le lire :)) avremmo avuto a fine anno 1.200 lire: grandioso! Ma… c’è un ma… anche i prezzi nel 1980 aumentarono di circa il 20%, quindi in termini reali con le 1.200 lire di fine anno avremmo potuto comprare gli stessi beni che potevamo comprare con 1.000 lire ad inizio anno. Insomma patta e pace. E quindi tra le “glorie” dei tassi al 20% e la situazione odierna non sembra esserci più tanta differenza…

Come dicevo sembra banale come osservazione, ma andando avanti vedremo che non lo è affatto perché la nostra percezione può portarci a distorcere la prospettiva e potremmo essere portati a fare delle valutazioni errate. Ma è troppo presto per parlarne! 🙂 Alla prossima puntata!

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