Come si costruisce la nostra pensione?

È di questi giorni la notizia che il Ministero del Lavoro ha comunicato che il tasso di rivalutazione del montante contributivo “accumulato” dai lavoratori presso l’INPS per il 2020 è pari all’1,8254%. Ma che vuol dire in concreto per noi? come si calcola la pensione?

Anzitutto chiarisco che stiamo parlando del solo mondo “Contributivo” ovvero quello tipico di tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1 gennaio 1996 e che si applica a tutti i lavoratori dal 1 gennaio 2012.

Nel mondo contributivo la pensione di domani dipende da quanto versiamo oggi tra l’impresa in cui lavoriamo e noi stessi. Ogni mese circa il 33% della retribuzione lorda viene accantonata presso l’INPS, il lavoratore di solito ci mette circa il 9% della retribuzione e l’azienda circa il 24%. In pratica, è come se avessimo una specie di “conto” presso l’INPS che cresce ogni mese di circa il 33% della nostra retribuzione lorda mensile, quindi, facendo un esempio, un lavoratore che ha un retribuzione mensile lorda di circa 2.000 euro ogni mese vede “accreditati” su questo “conto” circa 660 euro ogni mese, quindi (con tredici mensilità) circa 8.580 euro ogni anno.

Queste somme non restano infruttuose e ogni anno legalmente abbiamo diritto ad una rivalutazione, insomma è come se queste somme sul nostro “conto” maturassero un “interesse”, la cifra di cui parlavamo all’inizio (1,8254%) è proprio l’interesse maturato sui contributi versati fino al 31/12/2018. Per cui, riprendendo il nostro esempio, se il lavoratore fosse stato al suo primo anno di lavoro nel 2018, ad inizio 2020 avrebbe sul suo “conto”:

  • gli 8.580 euro accantonati nel 2018
  • gli 8.580 euro accantonanti nel 2019 (supponendo che non abbia avuto variazioni retributive)
  • 156,62 euro che sono la rivalutazione degli accantonamenti del 2018 (8.580*1,8254%)

in totale quindi il nostro lavoratore avrebbe un montante contributivo pari a 17.316,62 euro.

Ma da cosa deriva il “tasso” (più correttamente coefficiente) di rivalutazione dell’1,8254%? il coefficiente è pari al tasso medio di variazione del PIL nominale del quinquennio 2014-2018. Che vuol dire? abbiamo parlato qualche tempo fa di valori nominali e valori reali, ma facciamo un esempio: nel 2018 il PIL è aumentato dello 0,9% % ma il PIL è una grandezza reale e le grandezze del PIL sono soggette ad inflazione, quindi dal punto di vista nominale l’ISTAT ci dice che il PIL nel 2018 è aumentato dell’1,7% (che vale a dire che i prezzi delle componenti del PIL sono aumentati nel 2018 dello 0,8%).

In pratica più cresce il PIL più il nostro “conto” presso l’INPS aumenta, quindi dobbiamo alacremente contribuire a far crescere l’Italia per il nostro stesso tornaconto! 🙂

Ma che c’entra tutto questo con la nostra pensione? beh, ora sappiamo che anno dopo anno noi e la nostra azienda “versiamo” dei soldi in questo conto presso l’INPS (la nostra posizione previdenziale, detta più correttamente) e questi soldi sono rivalutati in base a come va il PIL (nominale per esser precisi). Detto che la somma delle somme versate e dei rendimenti nei vari anni si chiama montante (ne abbiamo parlato qualche tempo fa), ognuno di noi quando andrà in pensione avrà un proprio “gruzzolo” ovvero un montante contributivo, questo montante sarà quindi trasformato in una rendita annua attraverso un coefficiente di trasformazione del montante in rendita, questi coefficienti sono stabiliti per legge e dipendono dall’età.

Ad esempio, il coefficiente di trasformazione per i lavoratori che vanno in pensione nel 2020 a 67 anni è pari al 5,604%, il che vuol dire che il lavoratore riceverà ogni anno come pensione il 5,604% del proprio montante retributivo. Volendo quindi riportarci all’esempio di cui sopra, se il nostro lavoratore (dopo soli due anni di lavoro) andasse in pensione di vecchiaia nel 2020 avrebbe una pensione pari a 970 euro all’anno (17.316,52*5,604%) pari a circa 75 euro al mese per 13 mensilità. Un po’ pochino, vero? ecco perché serve versare contributi per tanti anni…

In pratica quindi tutti noi ci costruiamo da soli la nostra pensione quindi è assolutamente importante che il nostro datore di lavoro ci versi i contributi altrimenti da anziani ci ritroveremo con un montante contributivo basso e di conseguenza anche con una pensione bassa.

Abbiamo oggi parlato della pensione pubblica (il cosiddetto “primo pilastro pensionistico”), in futuro parleremo anche della pensione integrativa (“secondo pilastro”).

C’è un utile servizio sull’INPS che ci aiuta a stimare l’importo della nostra pensione futura, chi fosse interessato può commentare o contattarmi.

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